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nuvola semantica della seo

Gli errori più comuni sulla SEO

Facciamo un quadro sulla SEO. Le famose penalizzazioni Google dovrebbero aver spinto i marketers e le web agency a migliorare la qualità dei loro siti. Ma è davvero così oppure l'ottimizzazione continua ad essere considerata facoltativa? La risposta ai nostri quesiti viene da SEMrush, azienda americana leader nei servizi di ricerca per l'online marketing. Recentemente il colosso ha svolto una ricerca sul tema che ha coinvolto 100 mila siti e oltre 450 milioni di pagine web. I dati sono tutti stati raccolti anonimamente attraverso SEO Audit, uno dei tool più celebri di SEMrush. Ecco nel dettaglio che cosa è emerso.
 

CONTENUTO

Lo studio evidenzia come il problema principale sia ancora la scarsa cura per il contenuto testuale. Nel 50% dei casi analizzati è stata riscontrata la presenza di contenuto duplicato, dove per contenuto duplicato si intende non solo testi identici nella loro interezza, ma anche parzialmente simili. Gli stessi Search Quality Senior Strategist di Google hanno dichiarato che il motore di ricerca non penalizza i siti con queste lacune. Trascurare i doppioni, tuttavia, potrebbe essere controproducente. Innanzitutto perché in presenza di duplicati i search engine si “confondono”, ovvero non sono in grado di capire quali siano i contenuti più rilevanti del sito e quindi di posizionare le suddette pagine per le keyword desiderate. In secondo luogo perché al motore di ricerca piacciono i contenuti unici ed originali, capaci di offrire nuove informazioni agli utenti. Se avete poco tempo per aggiornare il vostro sito e dovete decidere tra poco ma di qualità e sovrabbondante e caotico scegliete la prima opzione.
 

IMMAGINI

Al secondo posto incontriamo problematiche relative alle immagini. Il 45% delle pagine studiate, riporta SEMrush, ha un problema con gli alt tag. Si tratta di testi “di corredo” che devono descrivere il contenuto dell'immagine attraverso pochi caratteri.

Riflessione simile è da farsi per il 10% delle pagine analizzate, che presenta immagini “rotte”, ovvero che non vengono visualizzate correttamente. Foto, icone e quanto fa parte del corredo grafico è parte integrante del content e riveste un ruolo complementare a quello del testo. Grafica non è sinonimo di cornice piacevole ma di un discorso più ampio: le immagini servono a chiarire i concetti che il linguaggio verbale ha difficoltà a veicolare e a rafforzare le idee espresse nel testo. Siti simili, oltre a far scappare gli utenti, fanno arrabbiare i motori di ricerca, che considerano le immagini mancanti alla stregua dei link rotti. Diversamente dalla questione contenuti duplicati, nel caso in cui ci siano immagini rotte Google può decidere di applicare la penalizzazione.
 

TITLE

Il terzo gradino del podio lo “conquista” il tag title, ovvero il titolo che il motore di ricerca mostra all'utente all'interno della SERP. Google cambia spesso le regole al riguardo e l'unico modo per non svalutare il proprio sito è quello di monitorare gli aggiornamenti lanciati dal gigante di Mountain View e di aggiornare i meta tag regolarmente.

Basta osservare i dati per capire come gli addetti ai lavori trascurino la SEO: il 35% delle pagine analizzate è caratterizzata da title doppi, mentre nel 15% dei titoli sono troppo lunghi e nel 4% sono troppo corti. Infine, l'8% dei siti presi in considerazione non contiene alcun tag title. Si tratta del meta tag più importante. Un title ben costruito è capace di comunicare all'utente in pochi caratteri il valore aggiunto del brand e può persino persuaderlo a completare un acquisto. Trascurare questi aspetti, al contrario, significa perdere clienti.
 

META DESCRIPTION

La meta description fa parte dei data che dialogano sia con il motore di ricerca sia con l'utente. In particolare serve a comunicare ai navigatori web che stanno svolgendo una ricerca perché vale la pena soffermarsi su un preciso sito piuttosto che proseguire oltre. Amplia il discorso intrapreso nel title, che da solo non basta a fornire indicazioni utili sul contenuto della pagina. Se voglio Vai a questa pagina, troverai tutte le stelle che compongono la costellazione. Come il tag precedente, anche le possibilità della meta description sembrano essere sottovalutate da chi realizza siti web e chi si occupa di aggiornarli: nel 30% dei casi analizzati, infatti, le descrizioni risultano duplicate, mentre nel 25% sono mancanti.
 

LINK ROTTI

Al quinto posto troviamo i link “rotti”, ovvero quei collegamenti ipertestuali che, una volta selezionati, conducono l'utente ad una pagina di errore, comunemente la 404.Si tratta di un fattore grave, che comporta la penalizzazione dei siti web per diversi motivi. Innanzitutto la presenza di un link rotto è sgradevole dal punto di vista della user experience. Basti pensare ad un ipotetico visitatore che esegue una ricerca sul browser e clicca sul primo risultato fornitogli, pur non conoscendo il sito in questione. Il navigatore non sa precisamente cosa aspettarsi da questa visita, sta navigando già da qualche minuto cercando di orientarsi tra le varie pagine ed ecco che approda alla 404. Naturalmente dopo un'esperienza del genere l'utente classificherà il sito web visitato come di bassa qualità e non farà mai più affidamento su quelle pagine per cercare informazioni.

I siti web possono essere classificati come di bassa qualità anche dai crawler. Diversamente da quanto si pensa, quando i bot eseguono la scansione di un sito web, non analizzano tutte le pagine. Nel caso in cui gli spider rilevino link rotti in più momenti separati esiste il rischio di essere classificati dagli stessi come malaware. C'è ancora troppa incuria su questo aspetto e a provarlo sono i risultati della ricerca, che evidenziano come all'interno del 35% delle pagine visitate ci siano link interni rotti.

La quantità di temi affrontati ci sembra sufficiente per fare diverse riflessioni, quindi per ora ci fermiamo al punto numero 5. Nel prossimo articolo illustreremo gli ultimi sei argomenti, continuate a seguirci!

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